Di pomeriggi lenti, mercatini, shopping online e foto.

Scrivo un post lento in questo pomeriggio lento di una domenica fatta di famiglia e coccole, vi aggiorno sullo stato dell’arte qui in casa Vecchi Merletti.

Il piccolo della famiglia (di quasi 10 mesi), è stato inserito al nido da circa un mese. Questo mi ha permesso, in questi giorno, di dedicarmi con maggiore tempo al mio progetto “Vecchi Merletti”. Ho cucito tanto, ho scattato foto (brutte) e ho caricato online su Etsy, su A little Market e su Amazon, parte delle mie creazioni. Avere tre shop online è esagerato? Forse, sto studiando le potenzialità delle tre piattaforme, ognuna ha caratteristiche ben diverse. Quando avrò un’idea più chiare di tutte magari vi scriverò un post dedicato.

Il lavoro di fotografare e caricare le foto è molto lungo. Sto oggettivamente investendo molto tempo in questa attività.

Purtroppo scattare le foto non è il mio forte, faccio davvero molta fatica e litigo con la macchina fotografica tutte le volte.Continua a leggere…

I due insegnamenti del libro “Ricette per un anno da freelance” di Mariachiara Montera

Torna la sezione dedicata ai libri per noi creative, qui trovi il primo libro recensito.

Oggi vi parlo del libro “Ricette per un anno da freelance” di Mariachiara Montera.

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Come l’altra volta farò libera interpretazione di quanto scritto per calarlo ad un mondo più mio, Mariachiara infatti si occupa più di organizzazione eventi e di area food.

Questo libro è una delle risorse gratuite per kindle (non saprei se si trova anche per altri e-reader), in ogni caso, i libri per kindle si possono leggere anche da altri dispositivi (pc, smartphone). Vi consiglio di scaricarlo, si legge velocemente e può dare qualche punto di riflessione, soprattutto per chi è alle prime armi.

In breve, l’autrice, fa un punto della situazione del suo primo anno da freelance, lasciandoci qualche consiglio.

#1: Comunicare, fare self branding e networking

“[…] personal brandig vuol dire comunicare chi siete, cosa fate, qual’è la vostra identità professionale e per quali motivi potrebbe essere piacevole lavorare con voi.”

Per quanto mi riguarda, faccio un po’ di fatica nel calarmi in questo lavoro, forse perché io per prima trovo la mia “identità professionale” a volte molto fumosa e, quando comunico, faccio fatica a conciliare e a mettere assieme i miei diversi interessi. Di cosa mi voglio occupare? Come voglio essere identificata? Sono quella che fa i bavaglini? Quella che fa le tracolle? Mi sembra riduttivo “chiudermi” dietro un solo aspetto ma mi perdo quando devo parlare del tutto.

“Non si tratta di chiacchierare, ma di selezionare e scegliere: cosa dire, quanto dire, quali pezzi di voi proporre, quali collaborazioni mettere in luce, su quali social stare e come usarli. Lamentarsi, gioire, includere, condividere, criticare, complimentarsi: mostrare al mondo, insomma, come state al mondo, come lo guardate, il modo in cui lo girate, cosa vi piace e ci appassiona.”

Comunicare, fare costante esercizio, perché non è così scontato come può sembrare.

Sul networking: “[…] da quando mi sono messa in proprio non ho mai cercato nessun lavoro, ma è il lavoro e chi poteva propormelo che hanno cercato me.”

Mariachiara aggiunge:

“Tutto questo significa riuscire a chiacchierare con diverse persone, metterle in contatto fra loro con generosità, essere costantemente presente in ambiti diversi (social, food, fashion) perché è nelle intersezioni che nascono le cose più interessanti.”

Quindi, comunicare, comunicare e comunicare.

Credo che per comunicare bene ci voglia attitudine, oppure, esercizio e costanza.

“[…] da freelance tocca restituire un’immagine brillante di sé, che invogli le persone a voler avere a che fare con te: questo implica che anche se quel giorno mi sono svegliata con la voglia di morire, brutta, alla mercé di imprevisti e sciagure, con l’ansia che potrei cominciare a bere gin dal mattino, anche quel giorno tutto quello che uscirà dal mio corpo per approdare sui social sarà un allegro buongiono! unito a un link brillante e sagace al servizio dei miei lettori. non si tratta di essere sempre felici, ma bisogna fare i conti con il fatto che il malumore genera malumore.”

Trovare un equilibrio tra l’essere veri e il non lagnarsi della vita è, secondo me, il fine ultimo sia sui social che nella vita personale. In ogni caso è un interessante punto di riflessione. Sarebbe bello sapere cosa ne pensate voi a riguardo.

E, come aggiunge successivamente l’autrice: “[…] la positività è un’attitudine necessaria per sopravvivere alla condizione di freelance, […].

#2 Il tempo e il prezzo

Uno dei grandi problemi di noi creative che dobbiamo occuparci di tutto è quello della gestione del tempo. Il consiglio dell’autrice è quello di dare dei confini netti alle ore di lavoro. Io ci sto seriamente provando.

Ma anche: “[…] vale la pena, soprattutto durante i primi lavori, prendere nota del tempo effettivamente impiegato a fare quel lavoro.”.

Ciò ci aiuterà a darci un prezzo.

E riguardo al prezzo, uno dei consigli dati è quello di valutare anche i lavori gratis e non essere a riguardo necessariamente chiusi, perché a volte dal lavorare gratis possono nascere delle collaborazioni che poi verranno pagate. Credo che questo voglia dire, in qualche modo, fare networking. Mi sembra un consiglio valido ma bisogna ponderare davvero molto bene.

Vi lascio con una frase che mi ha fatto molto riflettere:

“I semi vanno sempre piantati, fosse pure nel cemento.”

La scorsa primavera, durante uno dei mercatini a cui ho partecipato, sono rimasta colpita nel vedere uno stand in cui i ragazzi non vendevano nulla, facevano pubblicità. Stavano sfruttando la loro postazione per raccontare il loro lavoro (realizzano articoli artigianali e personalizzati). Quel giorno ho imparato che ogni occasione deve essere sfruttata per parlare del nostro lavoro.

Da quel giorno, ai mercatini, mi spendo maggiormente nel raccontare, anche e soprattutto a chi non sta acquistando. Queste persone, non andranno via con nulla, forse non avranno nulla in mano, ma sapranno che ci sono, che faccio delle cose che potrebbero essere interessate ad acquistare in futuro. Il consiglio che vi lascio è questo, considerate il tempo dei mercatini un investimento in pubblicità, è una vetrina, qualcuno comprerà, qualcuno non si fermerà, altri sapranno che esistete e che potreste risolvergli un problema un giorno.

Kindle, Instagram stories e altre cose a caso.

Ebbene, settembre è ormai arrivato e anche il tempo di riprendere in mano la situazione.

Non che con due bambini piccoli mi sia molto fermata o riposata. Ma, dopo essere rimasta ferma per parecchi mesi tra gravidanza e primi mesi del piccolino (adesso di 7 mesi), ho tanta voglia di ricominciare a lavorare.

Ho approfittato di questo agosto per studiare tanto. Mettere in pratica tutto quello che ho letto è difficile, ma da qualche parte bisogna pur cominciare, e c’è sempre tempo per rivedere e migliorarsi. Ve ne avevo già parlato qui.

Ho realizzato un simil piano editoriale. Adesso la sfida maggiore è quella di riuscire a essere costante e ritagliarmi del tempo nella quotidianità fatta di bimbi, pappe, gestione della casa e macchina da cucire.

In linea di massima vorrei dare più respiro a questo blog un po’ abbandonato. Vorrei riuscire a raccontare meglio quello che faccio e come lo faccio. Vorrei inoltre riprendere a parlarvi dei libri utili alle creative che leggo, come questo. Libri che leggo per lo più sul Kindle.

A  tal proposito oggi inauguro una sezione un po’ più leggera e spensierata (non sponsorizzata), fatta di recensioni di oggetti, eventi e persone. Cose che mi piacciono, che non mi piacciono, che vedo, che faccio.


Kindle Paperwhite

In famiglia abbiamo da qualche tempo un Kindle base, in realtà un mio regalo a mio marito, credo non sia più in vendita. Poi mi è stato regalato il Kindle Paperwhite, leggendo soprattutto la sera, è utilissimo avere lo schermo illuminato. Posso finalmente leggere senza disturbare nessuno!

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Trovo entusiasmante i prezzi di alcuni ebook. Ci sono risorse gratuite e risorse davvero molto economiche, ormai compro i manuali solo in versione ebook. Se sono in inglese, grazie all’aiuto della funzione “word wise” (se acquistate un libro in lingua, controllate che questa funzione sia attiva) e al traduttore, non mi annoio più a morte nel dover cercare in continuazione le parole che non conosco (davvero tante).

L’unica cosa che mi disturba proprio tanto è la poca sensibilità del touch screen, forse perché ormai siamo abituati agli smartphone super sensibili e veloci.

Voi avete un e-reader? Come vi trovate?

 


Instagram stories

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Ormai credo lo sappiate tutti che Instagram ha aggiunto la funzione stories. Funzione copiata da Snapchat che prevede la possibilità di pubblicare dei video che spariscono dopo 24 ore.

Avevo scaricato Snapchat e vi confesso di non averlo capito. Sono vecchia, lo so!

Instagram stories mi piace molto, mi permette di pubblicare video senza pensare troppo alla forma, visto che poi andranno nell’oblio. Certo, ho grossi problemi nel mostrarmi in video e il mio accento siculo è davvero molto evidente. Per farvi due risate, passate ad ascoltarmi (@vecchi_merletti).

Anche per Instagram stories ho fatto un simil piano editoriale, l’idea è di pubblicare tanti dietro le quinte del laboratorio e della mia vita. Mi piacerebbe raccontarvi come nascono le mie creazioni perché una domanda frequente che mi viene fatta ai mercatini è : “Li fai tu?”.

Io, che non amo espormi e sono una timidona, faccio uno sforzo davvero grande. Ma, come insegna Enrica Crivello, ogni tanto bisogna mettersi un po’ a disagio. Vedremo cosa ne verrà fuori.

Voi state usando instragram stories?

 


Just Life – bottiglia per l’acqua.

 

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Ero alla ricerca di una borraccia per me e per mio figlio per i nostri pomeriggi al parchetto.

Ne ho una a casa con un meccanismo a pulsante, premi il pulsante e si apre il bocchettone, risultato: impossibile metterla in borsa se non si vuole dare una lavatina al portafoglio e ai documenti. E poi la parte che va a contatto con la bocca resta esposta e la trovo poco igienica.

Quindi cercavo una borraccia che fosse abbastanza capiente, facile da lavare e che avesse la parte che si appoggia alla bocca “protetta”.

Mi si è aperto un mondo! Esistono bottiglie in vetro trasportabili (sicuramIMG_2318ente più igieniche della plastica) ma anche bottiglie per gli infusi.

Io ho scelto queste: in plastica, facili da aprire e chiudere anche per un bambino, facili da pulire e bellissime!

E’ disponibile in tre colori, uno più bello dell’altro. Io ho scelto il rosa, mio figlio un sobrio beige.

In questo modo ho anche la mia scorta d’acqua da portarmi in giro fuori casa ma anche in casa tra una stanza e l’altra. Davvero comode!